Sto nel cuore del secolo – 21 aprile ore 17,00

Sto nel cuore del secolo – 21 aprile ore 17,00

21 aprile ore 17.00 al Quazar, via Giuseppe Maria emiliani 2 – Faenza

 

Alla scoperta della grande poesia russa di Mandel’štam ascoltata e assaporata in un clima informale sorseggiando una tazza di tè, nella migliore tradizione russa. Sabato 21 aprile, al Quazàr, si terrà l’incontro “Sto nel cuore del secolo” con la poetessa Monica Guerra e con Gianfranco Lauretano, uno dei maggiori traduttori italiani di Mandel’štam. L’appuntamento, il primo di un ciclo di incontri dedicati ai poeti russi, avrà inizio alle ore 17 e proporrà ai partecipanti la possibilità di vivere uno dei momenti più importanti della vita quotidiana russa, quello in cui si beve tutti quanti insieme attorno al tavolo una tazza di tè: un gesto semplice ma dal profondo significato.

 

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Da Poetarum Silva su Sulla Soglia

Da Poetarum Silva su Sulla Soglia

Monica Guerra, Sulla soglia (On the threshold; traduzione di Monica Guerra e Patrick Williamson), Samuele editore, 2017

Su Poetarum Silva, a cura di Melania Panico. Leggi tutto cliccando qui.

Si resta sulla soglia per vari motivi. Si resta per guardare con occhio attento e quasi distante, tra il sospettoso e il pauroso.
Si resta per attendere una risposta, perché non ce la si fa a stare completamente dentro una situazione che fa male.
Si resta sulla soglia per segnare il confine tra questa e quella parte, tra noi e noi, quando il confine diventa un modo per riflettere anche su se stessi: ciò che siamo stati, ciò che non siamo più, ciò che siamo diventati.
Il libro di Monica Guerra è tutto questo. È un libro che riflette sulla questione del restare. Come se restare, il compito di chi resta, chi non va via, fosse una responsabilità. La responsabilità della vita: «la catena che non spezzo», nonostante tutto perché «morire è un’isola/ perché morire/ non è come dirlo».
Restare è anche una prova. Infatti il libro è un viaggio (anche cronologico) a ritroso, a ripercorrere il perché e il come del saluto (che è il titolo della prima sezione). Monica Guerra parla del tempo come ripetizione del gesto e in alcuni punti diventa esplicito il suo riferimento al “ciclico”: «morire è un gesto/a ripetizione […] la separazione non esiste».
Come a dire che nulla è definitivo, tranne l’amore come motore e pena, non soltanto ricordo ma stella fissa sempre splendente – quando effettivamente resta in alto come punto a cui guardare – per trovare una direzione. L’estrema sezione del libro si intitola proprio Il ricordo: tutto si è già compiuto, anche l’elaborazione della distanza, anche la fermezza e il commiato, la vita che non mi fa dormire e poi l’epilogo: «pensare che sondavo il morire/ dov’è ora il mare». Qualcosa che somiglia alla grandezza.

© Melania Panico

6 Luglio 2016

la lacrima lungo l’angolo
sinistro il passaggio, ogni
giorno riscorre il tuo andare
nel mio occhio in prestito
che poi cosa vuoi che sia,
la vita non è tutto.

 

30 Maggio 2016

qui è un andare piano
invischiare la direzione
l’ombra lunga del cipresso
è il mio non sentire l’anello
la catena che non spezzo.

 

17 Maggio 2016

sfogliavamo insieme
le stelle una dozzina
di cieli stralunati tu smistavi
una costellazione
e poi d’un tratto
scorrere o il solco di un nonamore

la sorgente a rovescio
poggiasti il bicchiere

perché morire
morire è un’isola

perché morire
non è come dirlo.