Il coraggio di scrivere (Poesia Onesta, 2020)

Il coraggio di scrivere (Poesia Onesta, 2020)

Poesia Onesta, 2020, versante.
A cura di Fabio Maria Serpilli

 

Da Entro fuori le mura

 

è l’intercapedine dieci centimetri tiepidi

che pacificano il morso dell’inverno

 

è un walzer lento tra i versi Šostakovič

e un caldo smisurato all’interno

 

i vetri s’ingegnano cristalli

– il giorno si fa in gesti –

 

nell’ora fredda il vuoto qui di fronte,

è la storia che ci tiene vivi, di lato

dieci centimetri di ponte

 

 

*

Chateau Duval la strada ribolle

 

ma la fatica è un guado senza

direzione dove la terra beve

ogni forma in procinto

di cadere si scioglie nell’asfalto

il passo per troppa esitazione

 

svivere scortica anche me

 

 

*

e se l’albero si converte in croce

è la paralisi del giorno

la linfa si spinge tra le pieghe

non il frutto proibito della paura

estirpa i chiodi dalla radice

 

 

 

Quarto repertorio di poesia italiana contemporanea  (Arcipelago Itaca, 2020)

Quarto repertorio di poesia italiana contemporanea (Arcipelago Itaca, 2020)

Quarto repertorio di poesia italiana contemporanea

Su SPEZZARE IL PANE di Monica Guerra.
Di Danilo Mandolini

(…) L’essenza dell’amore, dell’essere insieme delle persone (si noti come, curiosamente, il sostantivo “amore” e l’avverbio “insieme” mai compaiano nell’intero arco della raccolta) pare dunque esistere e soprattutto persistere – in qualche modo sedimentandosi a dismisura nel tempo; in un tempo, appunto, che in queste poesie si muove mirabilmente tra passato, presente e futuro in parte celato – nelle minime conseguenze delle altrettanto minime azioni quotidiane che compiamo con i compagni e le compagne delle nostre vite.

È proprio in questi invisibili frangenti che si “edifica” la vita insieme, è da questi attimi che giungono a noi come nascosti che sempre si ricomincia. Perché «ricominciare è essere uomini»; perché «spezzeremo ancora il pane».

 

 

SPEZZARE IL PANE

il gesto quotidiano
di spezzare il pane
amarsi è dalle briciole

*

non so quanti metri quadri
il numero esatto delle stanze
non so dove come reinventarmi
vorrei, se posso, ancora un ultimo piano,
le tegole rosse sui tetti degli alberi
ma se chiudo gli occhi ti rivedo
tra trent’anni un supermercato
la tua mano che mi sfila piano
una borsa della spesa

 

*

1989

un balzo che fa trent’anni domani o a novembre
una bella storia, che a dirlo ora
rincasando con i figli si capiva
ma io e te neve sulle cime verdi diciottenni
con la radio a palla a squarciagola
dai finestrini come ali
«fottitene dell’orgoglio»

io e te mille voli la medesima valigia
conta pure, ci sono sempre anche dei morti,
un po’ di fumo alle uscite laterali e noi
complici a domandarci ancora baci
un sigaro o se domani

 

Con testi di:

Daniele Beghè
Monica Guerra
Dimitri Milleri
Ermanno Moretti
Sandro Pecchiari
Alfredo Rienzi

Con note critiche di
Alessio Alessandrini, Mauro Barbetti, Danilo Mandolini, e Renata Morresi

Su Altazor Revista

Su Altazor Revista

 

Sulla rivista Altazor una selezioni di miei testi tradotti in spagnolo tratti da: Nella moltitudine (Il vicolo, 2020), Sulla Soglia (Samuele Editore, 2017), Semi di sé (Il ponte vecchio, 2015) e  in coda alcuni inediti.


Traduzione Antonio Nazzaro
Revisione traduzione Elizabeth Uribe Pérez

 

El miedo es un lento morir
 

Traducción al español de Antonio Nazzaro
Revisión de la traducción: Elizabeth Uribe Pérez

da Sulla soglia (Samuele Editore, 2017)

5 DE JULIO DE 2016

se necesita tiempo para hacer todo.
También para morir. Para decir basta.
Cerrado. Marcharse.

 

4 DE JULIO DE 2016

el miedo es un lento morir
calma llana en la garganta
una extremidad a la vez
el agua que sube.

 

22 DE JUNIO DE 2016

grita distancia la maleta cerrada
senderos estelares detrás de la arista cotidiana
porque morir
es solo vivir al revés.

 

Inedito dalla raccolta Istantanee

 

h. 5:00 p.m.

las pick up se hinchan en los semáforos en su ruido de fondo de naves espaciales
los chicanos desmontan por los andamios bajo los cascos mojados
en la parada del 628 el hombre de color asedia cada minuto al reloj
en el seven eleven el indigente extiende el cartón de siempre
murmurando ¿tienes un cigarrillo?

 

h. 5:15 p.m.

yo no fumo desde hace veinte años
detrás de los vidrios una muchacha resopla entre el esmalte cocido y las quisquillas
un chihuahua en el bolso y el supervisor quizás sea de origen italiano
mientras bajo los patios se decoloran los flamencos de plástico
una madre en la cocina revuelve la ginebra en el fondo de una taza

 

h. 5:20 p.m.

cae una lluvia estival
detrás del verde el óxido en los canceles y ninguna flor en los setos
en los pliegues de un diván un hombre gordo con la cerveza en la mano
y todos corren alrededor todos sudados corren
como si lo hubieran dicho en la televisión.

(Austin, Duval St., 2017)

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